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Quando John Strada incontrò il Boss…

gennaio 21, 2015

johnusa

Non l’avrei immaginato solamente un anno fa, nei nostri primi incontri, al bar, a Vigarano Mainarda, un bar alla vecchia, con i biliardi ed MTV, ed i clienti particolarmnete attratti dallo schermo, tra un video di Rhianna e Shakira, ed un Ligabue che invece li riportava alle loro discussioni…

E dopo un anno John Strada è volato in America per suonare al Light Of Day, dove era annunciata la presenza di Bruce Springsteen, qui la cronaca dell’incontro, raccontato da John. www.johnstrada.it

Sono in aereo in ritorno da New York. É stata una settimana incredibile! Ho avuto delle soddisfazioni che mai avrei creduto di potere avere. Come molti di voi hanno detto si é realizzato un sogno. É stata un esperienza meravigliosa e lo é stata anche grazie a tutti voi che avete condiviso con me questi momenti. Sentivo il vostro calore, la vostra energia e la vostra sincera felicitá per le cose che mi stavano succedendo. Vi ho sentito coinvolti, partecipi della mia avventura e questo ha fatto una grande differenza per me. Mi avete fatto sentire di avere fatto qualcosa per tutti noi amici e non solo per me stesso. Ve ne saró sempre grato. Non avevo programmato di tenere un diario giornaliero su Facebook, ma é venuto spontaneo quando ho visto l’interesse di molti di voi. Quindi, voglio condividere con voi con piú dettagli la giornata del concerto di Bruce al Paramound Theatre. Mi é costata due ore di scrittura, ma credo proprio di doverlo a tutti quelli che mi hanno seguito in questo viaggio. Ecco qua, per chi vuole saperne di piú, é tutto scritto qua sotto. Vorrei ringraziare il mio meraviglioso compagno di viaggio e grande amico che, per motivi di privacy, é rimasto dietro le quinte ma che ha reso questo viaggio ancora piú piacevole e ha fatto un grande reportage. Seguiranno altre foto. Vorrei concludere con una citazione: “voglio dire solo una cosa a mia moglie che sta a casa: Paola, ce l’ho fatta !!!”

…sono circa le due e mezza del pomeriggio, dopo un ottimo pranzo al Mc Maloon’s entro al Wonder Bar dove suonavano giá da oltre 2 ore. Il locale é pienissimo, due palchi, uno per le band e uno acustico. Gli spettacoli si alternavano in modo che ci fosse sempre musica dal vivo. Ascolto la band. Ottima musica. Classic rock. Finicono va sul palco un tipo sui sessanta anni con chitarra acustica e un percussionista. Sono bravissimi. Ad un certo punto cominciano New York City Serenade. Passa un tipo, mi urta una spalla e sale sul palco. Comincia a fare i cori. Guardo meglio: é Vinny “Maddog” Lopez, il batterista dei primi 2 album di Bruce…eh sí, ad Asbury Park capita anche questo. Mi lascio catturare dall’atmosfera, bevo qualche birra e mi godo la musica. Chiacchero con varie persone conosciute la sera prima. Mi stringono la mano e mi fanno i complimenti per le canzoni che avevo cantato allo Stone Pony. Cammino a 25 metri da terra e poi cerco di scendere. Esco, ho un appuntamento con Willie Nile. Mentre aspetto che finisca il sound check, vedo una macchina nera che entra nel parcheggio privato del teatro, guardo meglio. Era Bruce al volante. Era arrivato anche lui per fare le prove. Entra subito e non c’é il tempo per salutarlo. Torno al Wonder Bar, vedo Willie, mangio qualcosa e arriva l ora per entrare al Paramound Theatre. Con grande delusione scopriamo che i nostri posti sono in Piccionaia. Delusione enorme. Cerco di convincermi che va tutto bene. Dopo tutto ieri ho suonato allo Stone Pony e ho avuto grande riscontro dal pubblico del New Jersey. Ho giá vinto la mia battaglia, goditi il concerto, John, mi dicevo. Non funzionava. Da musicista mi trasformo in fan e attingo alle risorse strategiche elaborate in tanti anni di concerti. Dall’alto della mia posizione studio la piantina del teatro. Elaboro un piano. Lo attuo. Fallisce miseramente al primo tentativo. Il mio amico riesce ad entrare, Io rimango fuori e guardo il concerto dal corridoio. Bruce e Southside Johnny insieme sul palco. La quintessenza dell’ Asbury Sound. Bellissimo anche da lontano. Peró sono triste. Passa Maddock con una stratopa. Mi chiede cosa sto facendo li. Gli dico che non mi lasciano entrare in platea. Lui si meraviglia. Cosa? Non ti fanno entrare?! Mi guarda, guarda la stratopa e mi dice: prenditi cura di lei pagale da bere e aspettami al bar al secondo piano. Obbedisco con piacere. Dopo 5 minuti torna James mi allunga il Pass io gli restituisco la stratopa. Sono tentato a non prendere il Pass e a tenermi la stratopa ma poi guardandola meglio mi accorgo che, oltre al resto, Paola é 10 volte piú bella. Avevo il pass. Incredibile. In un minuto sono passato dalla polvere alle stelle. Sul pass c é scritto All access! il ché vuol dire che posso andare ovunque. Vado! Parto con la stessa determinazione di Amstrong ed Aldrin mentre si incamminavano per salire sull Apollo ….. Mentre cammino penso: “…e adesso dove cazzo vado? Come si fa a raggiungere il backstage? Torno indietro e chiedo a James indicazioni. Arrivo sotto il palco e trovo Il mio prezioso compagno di viaggio che sta fotografando tutto ció che é fotografabile, anche i pezzi di carta lasciati per terra dal pubblico. Entro dalla porticina che porta al backstage. Lí, trovo Garland Jeffreys che parla con Jannette e suo marito (troppo complicato spiegare chi siano), winny lopez che stringe una bellissima e giovanissima ragazza, Vincent Pastore, il Pussy dei Sopranos, che sembra stia minacciando qualcuno e sento una voce che dice “He’ s on Stage”. Capisco che stanno parlando di Bruce. Il concerto sta per cominciare. Scendo le scale esco dal backstage e mi metto in prima fila a godermi lo spettacolo con Pussy che vegliava alle mie spalle. Strepitoso! Ad un certo punto capisco che il concerto sta per finire, saluto il mio amico fotografo con il piglio di chi deve andare in missione e non sa se tornerá. Torno nel backstage. Molto affollato. Bruce parte con Because the night. Willie Nile e James maddock lo raggiungono per fari i cori. Io guadagno posizioni. Joe Rapolla dirige il traffico di chi va sul palco. Comincia Light of day (la canzone che ha dato il nome al festival), Joe si sposta e fa passare alcune persone, io sono li, lo guardo, lui mi fa cenno con la testa, mi lascia passare e sono sul palco, vado ad un metro da Bruce. Lo guardo. Non riesco a staccargli gli occhi di dosso. Sono sul palco del Boss! Mi faccio trasportare dalla musica, canto e ballo. Continuo a guardarlo!!! Ero allucinato. Finisce la canzone. Entra sul palco Bob Benjamin, l ex manager di Joe D Urso e Joe Grusheky che al 40 anni é stato colpito dal morbo di Parkinson. L avevo conosciuto qualche giorno prima a New York. É una persona meravigliosa prigioniera in un corpo che non lo ascolta piú da tempo. Il Light of Day é per lui. Comimciato 15 anni fa per la sua festa di compleanno ed arrivato ad essere un evento di grandissima portata. I concerti di New York, lo Stone Pony, il Paramound theatre, tutti gli show erano per lui, per un uomo che deve avere dato tanto quando il suo fisico glielo permetteva, e tanto ancora sta dando. Bruce gli cede il microfono e lui con voce debole ma piena di dignitá ringrazia tutti per quello che stanno facendo per la ricerca a quella terribile ed imprevedibile malattia. Mi commuovo. Le sue parole, la sua genuinitá, il suo corpo rallentato dalla malattia mi riportano al vero motivo del Light of Day. Noi siamo li per lui e non per Bruce. Bruce é li per lui! Non dobbiamo dimenticarcelo. A quel punto comincia Thunder road solo chitarra e voce. La cantiamo insieme a lui. Mi sento confuso. Sono davvero li? Sul palco con Bruce a cantare Thunder Road??? Finisce. Bruce cerca Joe Gruscheky e, fuori dal microfono gli dice: The Promise Land. Joe non capisce, Bruce ripete: The promise Land. Joe non capisce. Antonio Zirilli ed io ci voltiamo verso Joe e gli urliamo The Promise Land! Joe capisce e gli House Rockers la cominciano. Continuo a guardare Bruce e a cantare. La canzone finisce e andiamo nei camerini. James mi invita nel camerino di willie Nile. Scambiamo 4 chiacchere. Abbraccio ripetutamente James lo ringrazio e gli dico che puó chiedermi qualsiasi cosa. Lui mi dice. Quando usciamo seguimi e non fare domande. Intanto, tenevo sotto controllo gli altri camerini, in uno doveva esserci Bruce. Infatti lo vedo sul corridoio. Vado verso di lui, ma si é giá incamminato verso l uscita. Lo seguo, esco. -7, sono in maglietta e camicia. Le giacche sono rimaste in piccionaia. Non sentivo freddo, non fa male! Bruce sale in macchina e parte. Sento freddo e rientro nei camerini. Wlillie, Cristina, James, la stratopa e altre 2-3 persone si preparano per uscire. James mi fa segno di seguirli. Usciamo. Maglietta e camicina. -7 non fa male. Ci incamminiamo verso il loro hotel. Fortunatamente é a 200 metri. Portiamo in camera le chitarre ecc. Usciamo. -7. Maglietta e camicina. Sono di fianco a James. Willie é visibilmente preoccupato. Siamo in troppi. Willie é la persona piú buona della terra. Non dice nulla ma sa che non potrá farci tutti felici e so che gli dispiace tanto. Ci dirigiamo verso il Wonder Bar, private room. Quello che avevo intuito diventa realtá: stiamo andando al party post concerto. Ecco perché avevo sentito Bruce dire a Willie: I ll see ya next door. Mamma mia, una festa con Bruce. Speriamo bene! Fuori, dietro le transenne, ci sono giá i fans che aspettano di entrare o di vedere il Boss. Arriviamo alla porta. Willie va a parlare con l omone enorme che stava alla porta. Sembrava di vedere Davide contro Golia. Willie tratta, l omone enorme non cede, apre la porta, appare Tony, l’organizzatore del Light of Day chiama dentro Willie, passano tutti io sono un po’ dietro, l omone enorme non vuole lasciarmi passare. James tratta con Tony, lui mi guarda, mi riconosce e dice all omone enorme: fallo passare! Entro, stanza affollatissima. Riconosco un po di gente e vedo, appoggiato al bar, (l’ex) ragazzo del New Jersey che sta parlando con tre ragazze (ancora tali). Quando capisco che é il momento giusto mi avvicino, gli batto la mano sulla spalla e lo chiamo: Bruce. Lui si volta, mi guarda, avvicina l orecchio alla mia bocca. C’era un casino enorme in quella stanza. Io gli dico un po’ di cose, lui ascolta, annuisce, si mette a ridere per quello che gli ho detto, mi stringe la mano e io mi sposto lasciandolo alle tre vipere! Lui continua a bere tequila, io birra, infatti lui, a fine serata, barcolla piú di me. Mi avvicino a Caterino, Antonio e Titta. Parliamo tranquillamente seduti con Bruce di fianco. Alle 5 Bruce saluta e se ne va. Non guida lui questa volta. Antonio e Titta mi danno un passaggio al mio hotel. Non ho sonno, sono soddisfatto. Sono felice. Prima di entrare in camera telefono a Paola e le racconto tutta questa storia.”
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