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Post “Fakes From Another Place” il nuovo album della band torinese, tra sonorità new wave e post-punk

marzo 20, 2012

Post – “Fakes From Another Place” – Dal 15 Aprile 2012 in digitale, dal 20 Aprile in CD sul sito La Voce Del Gregge e sul sito della band. Da Giugno 2012 in allegato al mensile Baco, in formato “CD lite”

I Post non sono una band che ha fatto una ‘scelta’ musicale. Non sono costituiti da un gruppo di persone che decide di mettere su un progetto, ad esempio,  ‘reggae’. Oppure che abbia questo o quel riferimento preciso. I Post sono ‘rock’ nell’accezione del termine che personalmente preferisco. Per loro, suonare coincide con i fatti della vita. Le loro esperienze di ascolto cominciano verso i primi anni 80, sono cresciuti con la new wave, il post punk e il nascente rock alternativo degli U2 e dei R.E.M. (di allora). Fin dall’inizio sono affascinati dall’idea di creare qualcosa che ancora non c’é in quel periodo: il rock cantato in italiano. E, dopo che anche molti altri imboccano quella strada, i Post concretizzano anni di sacrifici nel disco ‘Nulla da decidere’. Ma è proprio in quel momento che, oltre ad apprezzare la bontà della strada percorsa, ne scoprono anche il grande limite: essere ancorati all’Italia. Con un mondo inesplorato, là fuori, tutto da scoprire. Un mondo fatto di band inglesi e americane, ma non solo…

Ed è allora che, con mille dubbi e paure, scelgono di fare ciò che ormai quasi più  nessuno fa, e cioé, di volersi confrontare col mondo. Ma ciò implica essere capiti dal mondo e, quindi, inevitabilmente, scrivere (e cantare) in inglese. Il disco si avvale della provvidenziale supervisione di una cugina australiana di Gio (Sonia Matta), direttamente da Perth, che, oltre a correggere gli inevitabili strafalcioni, scrive anche il testo della ballata ‘Little waves’. ‘Fakes from another place’ viene scelto come titolo solo dopo aver terminato i mixaggi dell’album e non ha nulla a che vedere coi contenuti letterari del disco. Si riferisce piuttosto alla consapevolezza della band di non poter mai essere davvero come una band d’oltre-manica o d’oltre-oceano, per la naturale origine italiana. Una sorta di autoironia (in un progetto dai toni, invece, molto seri), come a voler innanzitutto dichiarare che nessuno pretende di essere ciò che non è. Quindi attenzione…questa gente arriva da un ‘altro posto’.

Formazione: Gio Franco – Vocals, bass, piano / Davide Novallet – Guitars, vocals / Gigi Laurino – Bass, effects / Antonio Monaco – Drums, vocals
Tracklist: 1. Absent Life / 2. Release The Catch / 3. Wait / 4. Closer To An End / 5. Overlooking / 6. Little Waves / 8. You Beggar / 9. Who The Hell / 10. Unheard / 11. They Say / 12. Non Mi Confondere

Discografia:
Ep (2004 – autoprodotto)
“Nulla Da Decidere” – album (2007)
“Fakes From Another Place” – album (2012 – La Voce Del Gregge)

Link: http://lavocedelgregge.org/   www.houseofpost.com    www.newmodellabel.com

Post – “Fakes From Another Place” – track by track raccontato dalla band

ABSENT LIFE Esprime la consapevolezza del singolo di girarsi sempre nelle stesse cose e di comportarsi sempre allo stesso modo.
Consapevolezza che, nonostante bagliori di lucidità (avere solo bisogno di una sorta di amico, sperdando di non offenderlo), lo porta a continuare
la sua “povera” condotta.
RELEASE THE CATCH E’ il  “mollare la presa”, il rinunciare a qualcosa o a qualcuno, quando questo qualcosa o qualcuno ti sta costando molto più del preventivato.
WAIT Un eterno rimuginare sul possibile inizio di una relazione che si allontana per il troppo “aspettare”. Una comoda abitudine cullata tutta la vita.
CLOSER TO AN END Descrive una relazione particolarmente “friabile”, passando attraverso i classici episodi di incomprensioni e disillusioni. Il/la protagonista non si da, comunque,
per vinto/ta, nonostante l’altro/a non veda l’ora di essere “closer to an end”.
OVERLOOKING Dopo l’ennesima fregatura, un uomo semplice ed ingenuo, che si fidava di tutti, inizia a sospettare di tutti, trovando come unico referente se stesso.
LITTLE WAVES E’ un sogno altrui, una foto che ritrae una felicità semplice, forte,  che si cerca di trattenere il più a lungo possibile, prima che il sogno finisca.
YOU BEGGAR Alimenta la comune convinzione che una classe di potere (politico, economico) ha sempre il coltello dalla parte del manico e lo mostra, ormai, senza la minima vergogna.
A noi non resta che cantar loro YOU BEGGAR, in termini di coscienza. E’ anche una micro-analisi, che fa’ di un “sober man” qualunque un potenziale BEGGAR…
tiepida via di fuga, forse quella spirituale, ma forse non basta.
WHO THE HELL Per certi versi, una serie di indizi che porta il singolo alla soglia della solitudine. mettendo in conto fallimenti e frustrazioni,
ma anche un barlume di speranza che si affaccia e che, ovviamente, non dipende da lui.
UNHEARD Un altro rapporto dove una delle due parti decide, semplicemente, di ignorare qualsivoglia inizio di disputa…
THE SAY Consiglia (e con molti punti a favore) semplicemente di DISTRUGGERE il proprio apparecchio televisivo…
NON MI CONFONDERE Non è una crisi di identità. E’ un’analisi sul come voler “credere al tempo” che passa standogli, comunque, “anni indietro”, per convenienza o solo per scelta.
La “compassione” Ë una finestra sulla realtà anagrafica che ci si affretta comunque, dopo una rapida occhiata, a chiudere.

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