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New Model Label – intervista su coolclub.it

marzo 30, 2010

Di solito non amo rilasciare interviste, preferisco siano gli artisti a farle, ma in questo caso, grazie all’interesse di coolclub.it, interessante sito e free-press con base a Lecce, non potevo dire di no. E, questa mattina, dopo avere visto la pubblicità on-line di un kit multimediale per diventare discografico in proprio, mi è venuta voglia di ripostare questa intervista, a firma di Antonietta Rosato.

C’è voglia di proporre e produrre del sano rock and roll in Italia. Questo fa la New Model Label, senza intellettualismi, senza mezzi termini semplicemente con gusto e passione. Ne abbiamo parlato con il fondatore Govind.

Un’etichetta come una bomba intelligente, un potere deflagrante che colpisce al posto giusto nel momento giusto. Questo presuppone una scelta meditata un lavoro lungo o sono colpi di fulmine in rapida successione?

È un lavoro lungo e costante, anche perché al giorno d’oggi lavorare su nuovi progetti sparando nel mucchio e sperando che su questi uno raggiunga il successo, non funziona. Questa era la prassi di una vecchia discografia, ormai anche in una major è fuori luogo. Serve una visone, una progettualità e tanto impegno. Un’etichetta indipendente da sola non può creare un successo o curare ogni minimo aspetto dell’attività, deve esserci la giusta sinergia con l’artista, il management e chi segue il live.

Cosa devono avere i gruppi per entrare a far parte della vostra scuderia?
Il giusto mix di istinto e ricerca. Personalmente sono affascinato dalla scrittura e dalle canzoni, elementi che a mio giudizio sono fondamentali, molto più della qualità delle registrazioni o produzioni ad alto budget o una tecnica impeccabile. Inoltre grandissime pagine della storia della musica sono state realizzate con mezzi che ora consideriamo poverissimi.

Il vostro catalogo è vario, sembra percorrere i decenni dei rock ed esplorarne i generi. Ce ne parli?

Come ascoltatore sono onnivoro, dai Primal Scream agli Slayer per arrivare ai Tinarwein! Amo la contaminazione e penso che questo elemento sia presente in tutti i dischi pubblicati ad oggi da New Model Label. Vittorio Cane è stata la prima scommessa, penso che sia uno dei più grandi autori che abbiamo in Italia e, nonostante le sue “asprezze” vocali, mi ha conquistato. Contaminazione tra punk, rock’n’roll e influenze classic ed hard rock è l’elemento che distingue gli Speedjackers, la prima delle nostre band ad arrivare al secondo disco in poco più di un anno, mentre i Lunacy Box si muovono in territori a cavallo tra gothic, industrial e metal, ma senza ricalcare gli stilemi del genere. Gli I Got A Violet invece giocano tra garage, punk e psychedelia mentre nella musica dei Rummer And Grapes convivono songwriting pop e atmosfere new wave. Ancora differente è la proposta dei Thisorder, band di Ischia difficilmente catalogabile, per cui il sound di Tool o Alice In Chains è solo un punto di partenza per altri territori.

Nella vostra descrizione sul sito parli dell’orgoglio di essere indipendenti. Cosa significa per te “indipendente” oggi?

Non tanto qualcosa legato all’assetto aziendale, quanto un’attitudine creativa, e, essendomi avvicinato alla musica da giovanissimo a metà degli anni ‘80 (ora ne ho 35), sono rimasto affezionato a quella stagione, al lavoro di etichette come Factory, SST. Giusto per fare un esempio, difficilmente qualche artista mi sentirà dire di alleggerire la proposta, di diventare più “radiofonico”. Anzi, spesso consiglio di essere più “aggressivi” o sperimentali.

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